
Qualche giorno fa ho pubblicato sul blog l'immagine che da venerdì campeggia sul sito di Play Radio. L'ho fatto così, di getto, appena un collega me l'ha segnalato. E così è questo che rimane del sito, mentre della Radio rimane una selezione musicale anonima, fatta di brani del momento intervallati da una voce che dice solo 'work in progress - lavori in corso'. Fino a qualche giorno fa c'erano voci che nonostante tutto ridevano e comunicavano emozioni via etere, e dietro di loro autori instancabili, centraliniste, tecnici, fonici. Io a Play ho lavorato sino alla fine, ho visto tutto, dalle speranze di rinascita dello scorso settembre al crollo di quest'ultimo mese, allo spegnimento di ieri alle 20. E vi giuro, è stato difficile. E' una parte di noi che ha smetto di esserci, e ciò che manca fa soffrire. Ma come ho detto ad una collega che ieri, alle 20 in punto, piangeva dentro lo studio principale di Viale Richard 1 a Milano, la radio è una calda voce che ti abbraccia, ti trasmette immagini in parole, e se tutti noi (e intendo tutto lo staff) ce l'abbiamo fatta ad abbracciare chi ci ascoltava, come dimostrano i messaggi e le mail di solidarietà, vuol dire che il nostro lavoro non è stato vano.
Grazie