
Ok, IdoloLocale, saldo i conti. E questo è il mio elenco.
Regole: ognuno scrive 8 cose su di sé. Alla fine del post, la persona coinvolge altre 8 persone e visita il sito di queste, lascia un commento per dire loro che sono state taggate, chiedendo di andare a vedere il post.
- Sono cresciuto con una mamma che ascoltava tutto il giorno Radio Montecarlo con una meravigliosa radio a batterie. Il mitico Awanagana. La Radio c’è ancora, la radio l’ho smontata pezzo per pezzo.
- Ascoltare il Ruggito del Coniglio fa curriculum? Chiaro che no. Adesso sarei direttore di una Radio.
- Radio Press, a Cagliari. Ci ho messo piede che lo studio della diretta era più piccolo del mio bagno. Mi dicevano: bravo, vai avanti così. Ma poi per la replica della trasmissione mi facevano registrare le correzioni delle papere.
- La prima volta che ho registrato un’intervista con una ‘Dalet’ in una nota radio nazionale, quella che ha il verde come colore identificativo, ho fatto una marchetta per una nota marca di pasta. Quella che produce anche i famosi biscotti della famiglia felicerrima.
- Sono lento a capire. Solo dopo tre anni di lavoro matto e disperatissimo (sono anche dotto, eh) ho capito che l’assunzione potevo scordarmela.
- Sono lento a capire/2. Solo dopo quei tre anni ho capito che le pacche sulle spalle solo la cosa più ipocrita che ci sia. Se vi ritrovate una mano sospetta sulla spalla, tremate.
- Sono lento a capire/3. Solo dopo quei tre anni ho capito che chi le pacche non te le dà ti è più vicino.
- Sono abbastanza sicuro delle cose che penso per togliermi i sassolini dalle scarpe ogni qualvolta mi diano fastidio.
Come IlMorris, faccio uno strappo alla regola e invito solo Mastella.
Aggiornamento delle 0.48: su sua esplicita richiesta, invito anche Bakis. Quindi, Bakis e Mastella.
Qualche giorno fa ho pubblicato sul blog l'immagine che da venerdì campeggia sul sito di Play Radio. L'ho fatto così, di getto, appena un collega me l'ha segnalato. E così è questo che rimane del sito, mentre della Radio rimane una selezione musicale anonima, fatta di brani del momento intervallati da una voce che dice solo 'work in progress - lavori in corso'. Fino a qualche giorno fa c'erano voci che nonostante tutto ridevano e comunicavano emozioni via etere, e dietro di loro autori instancabili, centraliniste, tecnici, fonici. Io a Play ho lavorato sino alla fine, ho visto tutto, dalle speranze di rinascita dello scorso settembre al crollo di quest'ultimo mese, allo spegnimento di ieri alle 20. E vi giuro, è stato difficile. E' una parte di noi che ha smetto di esserci, e ciò che manca fa soffrire. Ma come ho detto ad una collega che ieri, alle 20 in punto, piangeva dentro lo studio principale di Viale Richard 1 a Milano, la radio è una calda voce che ti abbraccia, ti trasmette immagini in parole, e se tutti noi (e intendo tutto lo staff) ce l'abbiamo fatta ad abbracciare chi ci ascoltava, come dimostrano i messaggi e le mail di solidarietà, vuol dire che il nostro lavoro non è stato vano.
Grazie